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Tratto da: CORRIERE DELLA SERA E ITALIA DEL POPOLO – 15/12/1902

Un discorso di Ada Negri Ecco l’applaudito discorso che Ada Negri pronunciò ieri all’inaugurazione dell’Asilo Mariuccia

Signori, Signore,

Una cerimonia di inaugurazione è, quasi sempre, una festa. Ma la casa che si apre con questo dolce e tragico nome “Mariuccia” e che oggi noi inauguriamo, accoglierà fra le sue pure ombre tali e così orrende miserie, che noi tutti, qui presenti in quest’ora, abbiamo la piena coscienza della gravità dell’opera assunta, e il nostro viso è pallido e il nostro cuore trema.

Noi sentiamo che questa non è, non deve essere una delle solite forme di carità, le quali non sono che una benda su piaga cancrenosa. Sentiamo l’immensa piccolezza nostra, la tenuità di questo primo passo pure compiuto con tanta fatica, e vediamo davanti a noi la via da salire, erta, lunghissima, sparsa di rovi e di pericoli senza fine.

Ma ci sostiene la convinzione che mai donne ed uomini, infiammati dallo stesso spirito d’amore, si unirono per combattere ed alleviare miseria più grande.

Noi donne oneste, perfettamente in regola coi costumi e con le leggi, abbiamo, infinite volte nella vita, pronunciata con ribrezzo, con pietà superficiale o con ira orgogliosa la parola – prostituta. – Abbiamo con cura solerte e gelosa nascosto alle nostre figlie, o alle giovinette affidate alla nostra custodia, i giornali ed i libri che parlavano di donne perdute. Per la via, abbiamo voltato con repulsione istintiva la testa, distogliendo lo sguardo dalla figura femminile che ci passava dinanzi, in una nube di acuti profumi, dipinti i capelli ed il viso, col passo ondulante e il contegno sfrontato.

Ma non abbiamo mai pensato che quelle creature sono, il più delle volte, più disgraziate che perverse.

Non abbiamo mai pensato che esse sono sorelle nostre, in nome della Natura e del Vangelo, e che, venuti a tempo, una parola alta e buona, un indirizzo diverso, un altro orizzonte dischiuso, avrebbero forse ottenuto, in qualcuna almeno di quelle donne, miracoli di bene.

Certo la questione della prostituzione è terribilmente ardua, complessa e spinosa, ed ha le sue radici nell’oscura compagine sociale, nel secolare egoismo, nel problema economico, e – bisogna ammetterlo – nelle inevitabili eredità fisiche e psichiche.

La cortigiana di razza, l’avventuriera potente e trionfante nella forte bellezza, nell’ardore dell’insaziabile carne, nell’ipertrofia dell’organismo sensuale, nella assoluta mancanza di senso morale, non può e non potrà forse mai essere eliminata dalla società. – Aspasia , Imperia, La Pompadour, Emma Lyona, Nanà – scintillanti, incoscienti, prepotenti ed invincibili come forza di natura, sorsero e sorgeranno dalle impurità e dalle menzogne del loro tempo, sbocciando come mostruose orchidee, passando come violente meteore, sospinte dalla fatalità del loro essere e del loro destino.

Ma intorno e dietro ad esse, nell’ombra, c’è un infinito numero di sventurate che non nacquero a quella vita, e che, invece, la miseria, l’abbandono, il cattivo esempio e le perfide insinuazioni di innominabili rettili umani, gettarono sulla strada della prostituzione.

Erano forse bambine gracili e delicate, dall’anima dolce che avrebbe dato squisiti fiori di bellezza, se vi fosse stato gettato un buon seme. E, ancora in embrione, il loro spirito venne contaminato: e il loro corpo ancora quasi infantile venne abbandonato alle ignobili brutalità di un vecchio che pagava. – Così, rovinate, ammalate di corpo e d’anima, costrette alla più vergognosa fatica che al mondo si possa immaginare, noi le vediamo (quando pure non muoiono prima di mali inconfessabili, di peritonite o di consunzione) vecchie a vent’anni, decrepite a trenta, perdute nelle case di tolleranza, negli ospedali, nei sifilocomi, sulle strade, sui palcoscenici dei caffè di concerto di quart’ordine – o in fondo alle carceri.

Ed è pieno il mondo di queste adolescenti destinate ad una così orribile immolazione: e, se noi veramente vogliamo che non siano inconsistente e vana retorica le grandi parole di pietà e di carità delle quali ci riempiamo così ardentemente la bocca ed il cuore, dobbiamo tutto dare e tutto fare perché non venga consumato questo assassinio.

Schiave bianche – Chi ha trovato, per esse, questo nome?... Non lo so. – So che dice tutto, la bassezza e l’orrore di quelle vite, e il nostro rimorso e la nostra pietà.

Il Comitato di Milano non è che uno dei tanti anelli della catena che unisce le più civili città italiane e straniere in quest’opera di redenzione.

Per espressa volontà della giovane e gentile Signora, ingegno fervido ed anima forte che diede per la prima dieci mila lire perché l’asilo “Mariuccia” potesse fondarsi, esso deve essere non già una sovrapposizione ai varii istituti già esistenti in Milano allo scopo di ricoverare le giovinette pericolanti e pericolate; - ma una specie di anello di congiunzione ad esse, una casa di deposito che accetti immediatamente, in qualsiasi caso e senza formalità legali di sorta, le povere giovinette minorenni poste sull’orlo della perdizione da genitori incoscienti ed infami, o da vili intermediarii.

In questo asilo, esse troveranno, pel momento, un tetto, una difesa, aria respirabile e l’affetto e la guida materna di donne d’alta e sicura coscienza che cercheranno d’indirizzarle verso una via più serena, un lavoro adatto alle loro facoltà, oppure di farle accettare – pagando per esse una retta – in altri istituti più vasti e ricchi; ove possono essere educate e istruite.

Soprattutto (e bisogna che noi ci imprimiamo bene questo nell’anima) l’Asilo Mariuccia non è ora che la prima pietra di una colossale opera di rigenerazione, ben lontana e diversa dalle antiche manifestazioni di carità superficiale.

“Delegate speciali, appositamente scelte e nominate, si interneranno negli oscuri ed intricatissimi meandri dei quartieri poveri, entreranno nelle casupole infette, scopriranno la piaga al fetore, strapperanno i bianchi rachitici fiori alla mefitica atmosfera che li farebbe putrefare. Ripeto: minorenni sempre e siano pure già cadute, purchè manifestino una sincera e forte volontà di uscire dal vizio, esse verranno accettate subito nell’asilo, senza alcuna di quelle eterne pratiche burocratiche che, ritardando il ricovero, rendono il più delle volte inefficace l’assistenza.”

Certo bisogna essere positivi e pratici, né lasciarsi vincere dal concetto sentimentale che in ogni fanciulla pericolante, vi sia una santa, o una vittima in ogni donna perduta.

Ma il seme sarà gettato, e, dove il terreno sarà buono, frutterà. Lo spiraglio di luce sarà aperto, e chi avrà occhi lo vedrà. Sarà spalancato il passaggio ad una ondata d’aria pura e refrigerante, e i polmoni non irrimediabilmente guasti potranno dilatarsi e guarire a quel soffio vivificatore. Qualche donna onesta e forte, qualche madre libera e cosciente uscirà dall’immondezzaio – e per questo solo noi potremo benedire opera nostra.

Essa procederà lenta ma sicura, indagatrice e rigeneratrice, affermandosi, ingrandendosi, di pari passo con gli altri tentativi di utilità sociale.

Abbiamo già parlato della nobile Donna che diede spontaneamente diecimila lire perché l’Asilo potesse sorgere. Un’altra persona dal largo cuore comperò, per l’Asilo, questa graziosa casetta, cinta di verde, di spazio e di quiete, coadiuvata in questo atto da una terza benefica creatura. La stessa persona che comperò la casa dell’Asilo offerse in questi giorni all’opera un’altra ricca elargizione.

Tutte e tre vogliono il silenzio sul loro nome: lo rispettiamo, ringraziandole dal profondo del cuore. E speriamo di vedere l’elenco delle sottoscrizioni crescere sempre più: - e, più andremo avanti, più vedremo i confini dell’opera nostra allargarsi fino a divenire sterminati.

Tutto il fango, tutto il sangue infetto, tutta la schiumosa e torbida onda dei vizii e delle miserie a cui andiamo incontro con sì profondo senso di fraternità dolorosa, ci avvolgerà da ogni parte, ci salirà alla gola, quasi soffocandoci, con le sue esalazioni mortifere. Poiché, o signori, nessuno forse di coloro che hanno la fortuna di poter vivere quietamente, alla luce del sole, riesce a formarsi una chiara idea della cancrena fisica e morale che corrode nelle sue basi stesse la parte più misera e più abbandonata del popolo.

Non bastano gli ospedali, non bastano i sifilicomii, non bastano le case di tolleranza e le carceri. Ci vogliono gli asili ove le giovinette possano aver preservato – o purificato – il loro corpo ed il loro spirito: e quelle si vuoteranno in ragione del fiorire di questi. Future prostitute, noi salutiamo in voi le future madri operaie, sane di corpo e di cuore.

Ed ora io mando, in nome di noi tutti, un pensiero alla Donna, che alla fondazione dell’Asilo Mariuccia consacrò tutta se stessa; che creò l’opera dandole l’impronta vitale e potente che sola poteva venire dall’inestinguibile fuoco d’amore emanante dalle sue più intime fibre.

Ella non è qui oggi. Un sacro dovere di famiglia tiene lontana da questo luogo, in questo giorno solenne la Compagna nostra. Ma noi sappiamo quanta parte di quest’opera è sangue suo: e il dolce e tragico nome col quale è stato chiamato l’Asilo, dice a tutti il brevissimo e atroce dramma che oscurò per sempre la sua vita di madre felice.

Ma la fanciulla bellissima e buona, dai bruni ricci ribelli, dagli strani occhi maliardi che qualche volta s’oscuravano come per velare un mistero conosciuto a Lei sola, - la fanciulla dall’animo ardente, aperto a tutte le cose belle come una finestra spalancata verso il mare ed il cielo, morì, consapevole e serena, avendo sulle labbra già violette ed aride una divina parola di pietà.

“ io muoio felice – ella disse – non piangete per me, piangete sulle bimbe che vivono abbandonate sulla terra,”

Questo Ella disse. E la Madre raccolse quel testamento, e noi tutti che l’abbiamo amata camminiamo sulla via di luce tracciata dalle sue ultime parole.

Queste, che rivelarono, nella loro straziante brevità, in quel momento supremo, chi sarebbe divenuta Mariuccia Maino se Essa avesse potuto vivere, dicono anche, qui, in questo Asilo di redenzione, che vi sono creature predestinate le quali muoiono per rinascere. La loro anima diventa idea.

Trasformata in area e luminosa essenza di bene, la pura fanciulla rivive qui d’una feconda e benefica vita, dando il benvenuto alle giovani infelicissime, che, abbandonate a loro stesse, troverebbero nell’esistenza, forse, una condanna ben più terribile della morte precoce. Il nome di Lei proteggerà con le sue grandi ali bianche, per purificarle, le miserie più infami alle quali possa venire soggetta quella sacra creatura che dovrebbe essere per tutti, e in tutte le classi, la donna nell’adolescenza.

Ed io voglio ora mettere come mistico suggello alle mie parole, il tuo nome che è divenuto per noi simbolo di sante battaglie e di sante vittorie – il tuo nome, Mariuccia.


Ada Negri

Milano, ottobre del 1903

  

 

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