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L’UBICAZIONE  

La Comunità Alloggio Maschile è ubicata in una struttura a due piani situata nel parco di proprietà dell’Asilo Mariuccia in via Altipiano, 7 a Porto Valtravaglia

FINALITA’, OBIETTIVI E FILOSOFIA DI STAFF

Finalità prima della Comunità Alloggio Maschile è quella di seguire i giovani in carico attraverso un percorso di crescita che permetta loro, entro un periodo di tempo determinato, di raggiungere una sufficiente autonomia nella gestione del proprio essere e nell’autodeterminazione del proprio futuro. 

Fatte salve le linee educative generali dell’Ente, gli obiettivi primari della comunità sono:

 

  1. Osservare ed elaborare: per l’educatore è di fondamentale importanza osservare e studiare ciò che accade intorno a lui e in lui. E’ improbabile fare qualcosa di fertile senza ripetuti esami della situazione. D’altro canto lo staff degli educatori ha la necessità di comprendere, metabolizzare e pensare a ciò che succede, per poter rispondere, e non solo reagire automaticamente, per poter comunque a posteriori pensare a ciò che è accaduto e che è stato agito.
  2. Disegnare i confini: è di estrema importanza definire ed evidenziare i limiti entro cui gli adolescenti possono muoversi perché lasciare ampi spazi di manovra li espone ad insopportabili livelli di ansietà persecutoria. Si tratta quindi di tracciare confini commisurabili alle risorse loro e degli educatori: compiti, orari, responsabilità, eccezioni, …
  3. Tutelare i confini: i limiti vanno gestiti e difesi. Spesso gli adolescenti li attaccano anche per metterne alla prova le caratteristiche; sondano il rapporto che esiste tra i confini e gli educatori. La difesa di limiti che l’educatore e la comunità ritengono utili e corretti richiede l’uso di importanti dosi di sana aggressività. Avere un educatore capace di dire “no” con forza per difendere un punto a suo giudizio critico, senza per questo schiacciare il minore, è un bene assai prezioso ed è la premessa per poter negoziare spazi più ampi. La presenza di confini ben tutelati permette tra l’altro ai minori di misurarsi con conflitti in cui la distruttività può essere contenuta.
  4. Prendersi cura delle esigenze fisiche: quanto maggiori sono le difficoltà di un ragazzo, tanto più è probabile che il canale principale di comunicazione con lui passi non per la parola ma per il corpo. L’investimento in cure dirette e indirette delle esigenze fisiche dei minori in comunità è un problema critico. Il vestiario, l’igiene, il cibo, le visite mediche ecc. sono elementi della vita comunitaria che richiedono grande cura, attraverso di loro può passare un contatto profondo con i ragazzi. E’ importante sottolineare che “prendersi cura” è ben diverso da “soddisfare” le esigenze fisiche.
  5. Prendersi cura delle esigenze affettive: l’adulto e il minore devono potersi concedere del tempo per un rapporto privilegiato individuale senza essere interrotti da elementi esterni. Significa saper cogliere i movimenti affettivi e cercare di aiutare gli adolescenti a viverli, ad avvicinarli, a trovargli un posto, a renderli più digeribili.

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